Progetto: Acqua, risorsa infinita?

Valutazione

Validazione complessiva

L’intero processo ha avuto un esito positivo (sia dal riscontro dei genitori, degli stessi allievi e dalla mia autovalutazione finale).
Tra le cose che non hanno funzionato c’è il laboratorio di informatica della scuola (decisamente obsoleto), il fatto di aver sviluppato il progetto in una classe dove avevo poche ore di lezione: ho dovuto “appesantire” molto l’unica ora di lezione di disegno e tecnologia rimasta! (in realtà la classe è stata scelta apposta per gli obiettivi motivazionali e di socializzazione).
Quello che si potrebbe migliorare, nella riproposizione dell’esperienza, potrebbe essere l’osare di più, cioè provare a puntare un po’ più in alto (spesso i ragazzi ci possono sorprendere).
I ragazzi, ovviamente, hanno valutato il lavoro in modo positivo essendo comunque abituati a lezioni frontali e restando permeabili all’introduzione di forme diverse di insegnamento.
Il percorso è stato inserito all’interno del programma annuale, tutte le attività sono state segnalate sul registro personale e di classe, e tutto il processo formativo è stato valutato nell’ambito della materia.

Proposte di riflessione

Riforme, autonomia, flessibilità…: parole che vengono nominate troppe volte, ma che difficilmente riescono a cambiare veramente il nostro modo di fare scuola.
Fare qualcosa di “diverso” suscita sempre un po’ di diffidenza da parte dell’autorità scolastica (leggi: DS), dai colleghi, spesso anche dagli allievi stessi… un po’ meno da parte dei genitori.
La grande difficoltà è stata quella di far capire agli allievi che quello che si stava facendo era scuola, era una attività scolastica.

Il collo di bottiglia (punto problematico del progetto) è stato il laboratorio informatico della scuola obsoleto, risolto con l’utilizzo (sempre però all’interno del laboratorio stesso) del portatile del docente.

Altro punto problematico è stata la scarsa quantità di ore curricolari a disposizione (ma è legato allo specifico della mia materia di insegnamento).

Spero che gli allievi abbiano “assaporato” un po’ di diversità e che negli anni venturi siano disposti a rimettersi in gioco; in realtà a volte basterebbe avere un po’ più di fiducia nei ragazzi e - come mi è successo in una classe 2^ superiore in cui insegnavo nello stesso anno - lo stesso lavoro che io ho supportato è stato svolto completamente da un allievo particolarmente “tecnologico” ed attento…