Progetto: Tra realtà e immaginazione: giochi d’arte
Sviluppo
Spazi, tempi e strumenti

L’esperienza che ho deciso di proporre ai ragazzi intende dar modo loro di approfondire alcuni dei concetti studiati durante l’anno con una modalità più coinvolgente e perché no, più divertente rispetto alla lezione frontale.
Per questi motivi ho pensato di svolgere questa Unità di Apprendimento alla fine dell’anno scolastico: aprile-maggio, ma il progetto globale è articolato in varie fasi e si svolge durante tutto l’anno scolastico.
Strumenti utilizzati
- Base di polistirolo, scatolone, cartoncino colorato.
- Colori acrilici, colla vinilica, pennelli, forbici.
- Sabbia, sassi, gommapiuma, materiali di recupero vario (CD, ramoscelli, pezzi di corteccia, ceci, pastina, bicchieri e posate di plastica, tulle, porporina, gomitoli di lana, ecc).
- Videocamera digitale, macchina fotografica digitale, personal computer.
- Proiettore video.
La realizzazione di questa Unità di Apprendimento prevede un numero minimo di quattordici ore.
Tutto il lavoro con gli alunni è stato svolto in classe durante le ore curriculari di Arte e Immagine.
Diario di bordo riassuntivo delle attività
Prima fase: laboratorio di proiezione
La lezione inizia senza una spiegazione preliminare; ai ragazzi viene chiesto se pensano che l'arte, il gioco e la vita abbiano qualcosa in comune e quindi si raccolgono le loro risposte. La discussione stimolata dalla domanda dell’insegnante, e da essa guidata, tende a far loro cogliere i fattori comuni tra i tre elementi: la libertà espressiva, i luoghi, la dinamicità, l'invenzione, la comunicazione, la sperimentazione. In seguito si propone agli studenti la visione di alcuni spot pubblicitari e di immagini pubblicitarie statiche contemporanee, segue la visione di alcune sequenze dei film: “La fabbrica di cioccolato” di Tim Burton, “Le Cronache di Narnia” di Andrew Adamson, “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson e di alcuni degli episodi della saga di Harry Potter diretti da vari registi, quindi una discussione sul significato di quello che hanno visto e varie ipotesi su quello che il regista e i pubblicitari volevano comunicare. A questo punto vengono proiettate alcune opere d’arte moderna e contemporanea e si chiede agli alunni di indicare cosa hanno in comune queste diapositive con quello che hanno visto precedentemente, infine viene chiesto loro di commentare le proiezioni delle opere d’arte.
Seconda fase: laboratorio “artistico”
Viene quindi promossa una discussione su un parallelo tra luogo fantastico e la città reale, sui meccanismi, luoghi e spazi di quest'ultima e sulle esigenze e necessità degli abitanti che la popolano. Sulla base di questa discussione, agli alunni viene quindi proposto di provare a immaginare, prima, e di pianificare e progettare, poi, la loro “città ideale”, il luogo dove vorrebbero vivere. La discussione dà forma, dunque, ad un progetto concreto, la “città perfetta”, la “città dei ragazzi”. L'obiettivo è quello di progettare un plastico e di realizzarlo, passando dalla fase progettuale alla fare realizzativa, dall'idea alla pratica, utilizzando le tecniche che ritengono più efficaci e impiegando i materiali scelti e messi a loro disposizione dall'insegnante. I momenti di di incertezza e di blocco creativo in questa prima attività di avvicinamento dei ragazzi alla “poetica” dell’arte moderna e contemporanea, dovuti alla loro naturale difficoltà di uscire dalla rappresentazione iconica tradizionale, legata ad una visione realistica sia dal punto di vista dei contenuti, sia come rapporti logici tra i contenuti stessi, possono essere superati grazie ai video e alle immagini che i ragazzi hanno visto nella prima fase. Ai ragazzi viene quindi richiesto di realizzare una scena tridimensionale i cui elementi compositivi saranno costituiti da oggetti da loro stessi creati, utilizzando materiali naturali oppure artificiali. Sassi, porporina, gommapiuma, pezzi di corteccia, rami, cartoncini colorati, conchiglie, CD usati, rafia naturale, pasta, fili di lana, ecc., s’intrecciano e si compongono dando vita a un mondo fantastico. Una base di polistirolo e uno scatolone di grandi dimensioni “delimitano” la scena (stage), introducendo il paradigma della scena teatrale; nello scatolone sono state create cinque ampie “finestre” ritagliando i quattro lati e la parte superiore, lasciando soltanto le cornici, allo scopo di circoscrivere una particolare “situazione” del mondo fantastico e fornire il supporto per oggetti “sospesi”. Una volta creata la scena, un “terzo occhio” esplora le composizioni: è quello della fotocamera digitale. Dopo aver creato la loro “città perfetta”, grazie alla tecnologia digitale, i ragazzi la potranno “abitare”. Per realizzare la fase finale del progetto, i ragazzi vengono ripresi utilizzando come sfondo una parete bianca. Nelle riprese fotografiche viene lasciata loro piena libertà di composizione: saranno liberi di comparire nelle fotografie in gruppo, da soli, in posa o nell’atto di compiere un’azione specificaspecifica.
Terza fase: laboratorio “informatico”.
Le immagini delle scene e dei ragazzi riprese dalla fotocamera digitale verranno trasferite nel computer, e preparate per essere utilizzate nel fotomontaggio digitale. Mediante semplici tecniche di sovrapposizione, le immagini dei ragazzi verranno così collocate all’interno della scena da loro stessi creata. Parte integrante dell’esperienza artistica è un video realizzato riprendendo gli “artisti in erba” durante il loro lavoro creativo. Il video è stato poi montato e commentato con l’inserimento di suoni e musiche grazie ad un lavoro successivo coordinato dall'insegnante in classe con i ragazzi, e svolto in un secondo momento.

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