Progetto: I SUONI DELL'ALFABETO
Valutazione
Validazione complessiva

Fig.3
Il progetto ha visto crescere nel suo sviluppo l’entusiasmo delle insegnanti e dei bambini anche se si sono presentate delle difficoltà, soprattutto di gestione del gruppo durante il lavoro di esplorazione sonora. Questa esperienza ha dato modo però alle insegnanti di capire meglio quali sono i processi di apprendimento di ciascun bambino e quali canali comunicativi e attività predilige, offrendo quindi stimoli variegati è stata garantita una migliore individualizzazione della proposta formativa in ordine agli stili cognitivi di ciascuno. I bambini hanno dimostrato che, motivati in un contesto non di performance ma di gioco, hanno maggiori possibilità di esprimere le proprie potenzialità e migliorare così la propria autostima e senso di adeguatezza ad un compito tanto complesso quanto importante come quello della lettoscrittura. Il percorso di scrittura spontanea di ciascuno si è rivelato, durante e dopo l’esperienza, notevolmente stimolato e in progressivo miglioramento.
L’interfaccia visiva della composizione del suono all’inizio ha incuriosito molto ma poi ha perso il suo fascino quindi i bambini non chiedevano più di vedere ‘la foto’ del suono, anche se spesso si divertivano a provare a disegnarla loro stessi confrontando i parole con suoni uguali al loro interno.
Anche la tombola sonora ‘informatica’ inizialmente ha incuriosito ma l’interesse è andato presto scemando.
Spunti per futuri sviluppi
La difficoltà maggiore riscontrata è stata la gestione del gruppo nei momenti di esplorazione perché di per sé poco strutturati e ‘rumorosi’ e perché questo tipo di attività prevede una buona capacità di autocontrollo e di autonomia organizzativa, che non tutti i bambini di questa età hanno pienamente raggiunto. Inoltre la fase di utilizzo del video per vedere ‘la foto’ del suono era spesso destrutturante per i tempi di attesa del caricamento dei dati. Nelle esperienze successive si è preferito stampare prima alcuni spettogrammi di suoni ‘standard’, perdendo così la funzione ‘live’, ma garantendo maggior facilità nella gestione della classe. La difficoltà potrebbe essere stata in parte ovviata, come lo è in effetti stata alcune volte, dalla compresenza delle insegnanti.
Sicuramente molto importante è il coinvolgimento dell’insegnante e la sua consapevolezza che questi momenti sono ‘fisiologici’, quindi la sua soglia di ‘pazienza’ deve in qualche modo adeguarsi senza però lasciare i bambini senza guida. Si è rivelato molto utile il suo continuo rimando e rilancio al gruppo delle scoperte di ciascuno.
Per i bambini, l’impatto con la traccia scritta in codice alfabetico ha richiesto tempo: molti di loro continuavano a riprodurre il suono attraverso il simbolo (disegnavano le foglie per indicare il rumore delle foglie) ma anche in questo il confronto senza giudizio con ciò che elaboravano i compagni è stato utile per un riflessione tra e con i bambini e per valorizzare lo spazio di sviluppo prossimale teorizzato da Vigotskij.
Proposte di riflessione
Il lavoro iniziato ha aperto delle possibilità alternative di lavoro sulla motivazione alla scrittura che a detta delle insegnanti coinvolte, avvicina il codice scritto alle sue componenti foniche, articolatorie ed espressive quindi lo proporranno come approccio anche negli anni successivi. Le modalità diverse di lavorare con la lettoscrittura, canti e filastrocche, in un’ottica interdisciplinare inoltre ha dato spunti per progettare l’interdisciplinarietà e quindi proposte didattiche globali anche in altri ambiti.
I supporti informatici hanno dato stimoli interessanti ma con le insegnanti si è rilevato il bisogno forte a questa età di relazione e di sensomotricità, oltre che di esperienze globali, per cui concludiamo sostenendo la necessità che lo strumento informatico rappresenti appunto uno strumento, mentre la finalità principale, anche nell’utilizzo dello strumento stesso e nelle attività che si possono realizzare attraverso questo, sia il creare relazioni significative tra alunni e alunni e alunni e docenti, relazioni nelle quali l’apprendimento sia un processo naturale di risposta a un bisogno emotivo oltre che cognitivo, che non generi senso di inadeguatezza in chi sta apprendendo ma aumenti la sua autostima e la sua motivazione a continuare ad apprendere.

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